Montoya trionfa ad Indianapolis

La novantanovesima edizione della 500 miglia di Indianapolis è stata emozionante e combattuta fino alla bandiera a scacchi. Montoya ha concuistato la seconda vittoria sul catino dell'indiana a quindici anni di distanza dalla prima, per altro con un invidiabile media di due vittorie in tre partecipazioni! Vi racconto qualche impressione sulla gara e su la 500 miglia in generale.

Tutti gli anni è la solita storia, per me il mese di maggio è sinonimo di Indianapolis e la sera dell'ultimo weekend è sacra, non posso perdermi la 500 miglia di Indy. I commenti sono i soliti "come fa a piacerti?", "corrono solo in tondo", "se non ci sono le curve non è una vera gara" (non mi è chiaro come un ovale non possa avere curve ma vabbè), "la solita americanata" ecc ecc.
Lo dico chiaro, se siete convinti di queste posizioni non leggete oltre perchè vi considero ignoranti e perchè non apprezzerete mezza parola di quello che scriverò. Seguo la 500 miglia di Indianapolis dal lontano 1988, avevo dieci anni, grazie ad Autosprint, dal 1992 poi, grazie all'allora Telemontecarlo ho anche potuto seguirla in tv dal vivo. Su di me ha sempre avuto un fascino incredibile e a distanza di più di vent'anni da quando l'ho vista la prima volta la considero ancora una delle gare più bella ed emozionante del mondo, l'unica gara a quattro ruote che può competere come fascino e carisma, almeno secondo me, è la 24 ore di Le Mans per cui spesso mi faccio degli after per poterla seguire.
Negli anni Indy mi ha regalato tante soddisfazioni con vittorie di piloti per cui simpatizzavo, l'epica rimonta di Villenueve nel 1995, Luyendyk nel 97, Montoya al debutto nel 2000, Wheldon nel 2005 e 2011, Hornish nel 2006, Dixon nel 2008 e Kanaan nel 2013 ma anche qualche delusione tra cui il biennio 93-94 in cui Mansell non è riuscito ad arrivare alla vittoria.
Quest'anno le mie simpatie, nelle posizioni che contano, se le dividevano Dixon, Kanaan e Montoya e con almeno uno dei tre sempre nelle prime posizioni potete capire il mio stato d'animo. La gara per altro è stata serrata, non moltissime bandiere gialle, la maggior parte brevi e quasi tutte per incidenti nelle retrovie, a parte l'uscita di scena nel finale di Kanaan. Montoya subito in avvio è stato costretto prima d un drive trough e poi ad una sosta per riparare i danni per un tamponamento subito finendo in trentesima posizione. Il colombiano da lì è stato autore di una gara perfetta ed intelligente che ha sfruttato le bandiere gialle ed un ottimo ritmo per rimontare fino ad affacciarsi nei primi durante l'ultimo quarto di gara.
Gli ultimi 15 giri, dopo l'ennesima bandiera gialla, sono stati pazzeschi ed emozionati con continui cambi al vertice in un triello (Renato Ronco docet) tra Power, Dixon e Montoya che si sono passati e sfiorati più volte riducendomi in uno stato simile a quello della moglie di Power (e chi ha visto la gara sa di cosa parlo). Alla fine del quart'ultimo giro il capolavoro di Juan Pablo che ha rotto gli indugi, ha passato di forza Dixon e due curve dopo Power ed ha dato tutto riuscendo a tenere quel minimo vantaggio che non ha permesso al compagno di squadra di rispondere. Ho sempre avuto un debole per Montoya ed oggi è stato grandioso, bastava vedere la cattiveria con cui affrontava le curve sempre con le ruote a filo dell'erba, e un paio di volte anche oltre, sono contento perchè secondo me nella sua carriera ha raccolto pochissimo in confronto a quello che il suo talento gli avrebbe permesso e poi, vederlo guidare, è sempre uno spettacolo.
Da quando ero piccolo sogno di vedere prima o poi una 500 miglia seduto sulle tribune del famoso catino dell'Indiana, l'anno prossimo si correrà la centesima edizione, lasciatemi sognare...

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