Superbike Buriram 2015

A Buriram Superbike e Supersport hanno fatto il loro debutto in Thailandia regalandoci emozioni anche se gare meno belle del solito. In SBK si parla già di dominio mentre in SS abbiamo assistito ad una vittoria a sopresa che potrebbe essere ispirazione per la sceneggiatura di un film. Vediamo un pò com'è andata.

Ratthapark Wilairot: permettetemi per una volta di non partire dalla Superbike perchè la storia di Ratthapark è da libro cuore, il pilota Thailandese aveva annunciato il ritiro qualche anno fa, poi era tornato a correre, ma con scarsi risultati, infine ha rischiato seriamente la vita, in un incidente stradale in cui non aveva colpe, rimandendo anche in coma. E' tornato alle corse e oggi è riuscito a vincere la Supersport nella sua nazione, alla prima di una gara in Thailandia di questa importanza, mandando in visibilio il pubblico, che ha sfoggiato un tifo degno di una finale di un mondiale di calcio, e fatto impazzire il proprietario del circuito. A completare il quadro il quinto posto del fratello per un podio di grande emozione, good job Ratthapark.

Thailandia: ci si lamenta che le nuove gare sparse per il mondo hanno spesso tribune deserte, oltre ad essere nel deserto, e un affluenza di pubblico nemmeno lontanamente paragonabile alle gare europee. La Thailandia ha stupito con tribune gremite e tifo da stadio che mi hanno ricordato i tempi d'oro della Superbike a Monza e Imola. Il rovescio della medglia è il solito circuito alla Hermann Tilke, sede stradale larghissima, vie di fuga degne di un aereoporto, nessun dislivello ma, soprattutto, una conformazione studiata a tavolino che non permette ai piloti di fare enormi differenze livellando le prestazioni in base alle capacità del mezzo. Il risultato finale è che queste piste riescono a rendere poco divertenti e con pochi sorpassi anche le gare della Superbike che di solito, quando sono sui vecchi circuiti, fanno sempre fuochi e fiamme.

Superbike: le due gare hanno poca storia e si sono decise entremba nel giro di poche curve con Jonathan Rea in fuga solitaria. Che il nord irlandese fosse un fenomeno era noto a molti visto cosa riusciva a fare sulla Honda, ora che finalmente ha un mezzo come si deve fa davvero paura. Al momento l'unico rivale credibile sembra Haslam che sulla sua Aprilia è riuscito a limitare i danni con due secondi posti. I podi sono stati completati in gara 1 da Sykes ed in gara 2 da Lowes con distacchi però piuttosto marcati. Nel mondiale Rea comanda con 10 punti di vantaggio su Haslam (95 a 85) e stanno già abbozzando una fuga, Sykes terzo e Guintoli quarto, i due contendenti dello scorso mondiale, sono fermi rispettivamente a 50 e 41. 

Supersport: ho già detto della vittoria di Wilairot che, seppur aiutata dal ritiro di Cluzel, è stata meritata, il tailandese stava facendo comunque un ottima gara tutta grinta al secondo posto. Trasferta amara per MV dopo la doppietta australiana, Zanetti finisce a terra nello stesso punto, e quasi allo stesso modo, di come era caduto durante le prove. Peggio va a Cluzel che stava dominando su un circuito, almeno sulla carta, sfavorevole alla moto varesina ed è stato appiedato da un guasto a pochissimi giri dalla fine. Il tutto a vantaggio di Sofuoglu che, dopo una gara abbastanza deludente, riesce a beffare all'ultima curva Jacobsen e col secondo posto si rilancia in campionato. Ora in testa al mondiale c'è proprio Wilairot che precede di sei punti Sofuoglu e di undici Cluzel.

Jonathan Rea: tre vittorie e un secondo posto su quattro gare fanno già paura, a questo va aggiunto il bottino pieno in Superpole ed il dominio assoluto in Thailandia completato dai due giri veloci. Rea è un talento puro per troppi anni tarpato dalla scarsa competitività della Honda, ora sulla Kawasaki potrebbe davvero uccidere il mondiale. Basti dire che al momento ha rifilato un 4 a 0 secco al compagno di squadra, un certo Tom Sykes che negli ultimi tre anni ha raccolto un mondiale e due secondi posti...

Leon Haslam: se non ci fosse lui, e la sua fantastica Aprilia, sarebbero già guai, con una vittoria e tre secondi posti rimane in scia a Rea e tiene aperto il mondiale. Mi fa davvero piacere vederlo così forte perchè Leon è un bravo ragazzo che negli ultimi anni non ha avuto molta fortuna. Certo parte del merito è dell'Aprilia che sembra in grado di andare fortissimo con chiunque ci finisca sopra.

Tom Sykes: un terzo ed un quinto posto sono un bottino davvero deludente, soprattutto se paragonato al compagno, a vederlo in pista però si nota che Tom è in difficoltà e non riesce a guidare come vorrebbe. L'inglese sembra pagare il cambio regolamentare, a sentirlo non riesce a frenare come vorrebbe, e per uno che ha come marchio di fabbrica le staccate impossibili è grave, e parte della causa potrebbero essere il maggior peso e l'elettronica meno evoluta. Certo Rea va come un treno ma non bisogna dimenticarsi un paio di cose, i due hanno stili di guida diversi, e quello di Sykes è particolare, e poi Jonathan arriva dalla Honda per cui la Kawasaki gli sarà sembrata un sogno, pur se con qualche difetto, mentre Tom era abituato alla verdona dello scorso anno e quindi soffre di più i nuovi limiti.

Alex Lowes: che la Suzuki non sia a livello delle prime è chiaro a tutti e Alex sembra un pò il Rea della Honda, pur con una moto inferiore guida con coraggio gettando il cuore oltre all'ostacolo e stando perennemente sul filo del rasoio, in questo caso l'errore è dietro alla porta ed infatti nella prima uscita finisce per assaggiare l'asfalto. In gara due però tiene duro e riporta la Suzuki sul podio, secondo me merita un applauso.

Chaz Davies: su questo circuito vale un pò il discorso fatto per Lowes, la Ducati paga in accelerazione e costringe i piloti a recuperare con staccate furibonde, Chaz però, al contrario del connazionale, butta al vento entrambe le gare, e tanti punti, con due scivolate. Ammirevoli voglia e coraggio di provarci ma alla fine dei conti ha fatto quello che viene spesso criticato al compagno di squadra raccogliendo davvero poco.

Jordi Torres: due quarti posti sull'Aprilia sono quasi il minimo sindacale, lo spagnolo però è onesto e ammette di non essere ancora riuscito ad adattarsi alla categoria guidando nel modo sbagliato, lo si vede ne confronto con Sykes, in entrambe le gare, quando in staccata perde un chilometro dall'inglese tanto da sembrare di due categorie diverse. In gara 1 è costretto ad arrendersi, nella seconda gioca d'astuzia e lo infila in accelerazione, se riesce a guidare come si deve potrebbe diventare pericoloso per tutti.

Honda: è la casa motociclista più grande al mondo ed in Motogp è la moto da battere, in Superbike però sta diventando una barzelletta nonostante gli enormi sforzi del clan Ten Kate. L'anno scorso la moto giapponese aveva fatto pensare al ritiro Haslam e costretto a numeri circensi Rea per togliersi qualche soddisfazione, i due hanno cambiato moto e ora stanno dominando il mondiale! Quest'anno sulla CBR sono finiti il campione in carica e la più grande promessa delle derivate di serie e oltre che da Kawasaki ed Aprila le stanno prendendo anche da Suzuki e Ducati. A questo adesso si sono aggiunti anche problemi di affidabilità che hanno messo fuori gioco VD Mark in gara uno e costretto a partire dal fondo Guintoli in gara 2. Il francese si è poi esibito in una rimonta furiosa che l'ha portato a lottare col compagno per il sesto e settimo posto, tanto di cappello, però nonostante gli sforzi i due riescono a suonarsele solo tra di loro.

Matteo Baiocco: sono tutti impegnati a guardare altrove e se lo filano in pochi ma Matteo, con la Ducati privata di Althea, ha fatto due garoni raccogliendo un sesto ed un ottavo posto, miglior Ducati in entrambe le uscite. Dopo due gare è ottavo nel mondiale a due punti da Lowes e otto da Davies, vero che loro prima di cadere erano più avanti ma intanto Baiocco pur dovendo lottare con dei mastini non ha sbagliato ed ha portato a casa il risultato, bravo davvero!

Troy Bayliss: un ottavo posto, diventato nono per una penalizzazione, ed un undicesimo non sono degni del suo blasone, il campione asutraliano però merita grande rispetto e tanti complimenti per come ha affrontato l'impegno dando il massimo, come sempre, e lottando come un leone. A fine gara, con la sua solità onestà, l'ha ammesso, più di così non potevo fare, impossibile non credergli dopo averlo visto di traverso per tutta la gara. A quasi 46 anni, dopo 7 dal ritiro, senza una preparazione specifica, con un clima che ha messo in difficoltà più di un giovincello e con una Ducati in difficoltà su questo circuito si è messo dietro un bel pò di gente raggiungendo posizioni che alcuni intravedono appena in un intera carriera. Che dire, grazie ancora una volta Troy, rivederti in pista col tuo inconfondibile stile è stato un gran piacere.

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