Presentata nel 2016 resta, almeno al momento, l'ultima dotata dell'esotico sensore Foveon che, pur avendo degli svantaggi, si permette cose che anche le più moderne fotocamere non sono in grado di fare! Vi racconto la mia esperienza con la Sigma SD Quattro perchè lei, come qualsiasi cosa di speciale, non è per tutti!
Piccola premessa, in questa serie di articoli scriverò delle piccole "recensioni" di alcune macchine fotografiche che uso, non aspettatevi una dettagliata recensione con gamma dinamica, resa del sensore ed altri tecnicismi, se vi interessano queste cose in internet ne trovate un milione e, soprattutto, di persone più competenti di me. Le mie saranno opinioni personali sull'utilizzo di macchine e lenti.
Sono passati più di dieci anni, era il 23 febbraio 2016, quando sul mercato venne presentata questa mirrorless dalle forme piuttosto strane ed è da qui che voglio partire, dimentichiamoci per un attimo del sensore ed iniziamo guardando al corpo macchina perchè potrà anche lasciare perplessi a prima vista ma basta prenderlo in mano per rendersi conto che ci troviamo a che fare con uno dei migliori progetti mai realizzati. Parto dalla fine, se mi seguite sapete che prediligo, soprattutto sulle mirrorless, i corpi macchina piccoli e/o con stile retrò e relative ghiere dedicate, ma se penso ad un corpo macchina da lavoro e da tenere in mano tutto il giorno scattando parecchio è a queste forme che penso, una scocca moderna e funzionale che non ha eguali. La costruzione è di altissimo livello e pare pronta a tutto ma sono le forme e la disposizione dei tasti ad essere semplicemente sorprendenti, l'impugnatura è ben sagomata e profonda, chi ha mani grandi prendendola in mano benedirà Sigma, e dico davvero, tanto che per me, che ho mani piccole, è quasi scomoda. La SD Quattro è bilanciata in modo perfetto tanto da poter passeggiare tenendola con solo un paio di dita sull'impugnatura!
Le ghiere sono comode, il mirino sporge abbondantemente evitando di dover spiaccicare il naso allo schermo che è grande e ben visibile, peccato sia fisso, fosse stato tilt sarebbe stato perfetto, ed accanto c'è un piccolo schermo verticale in cui possiamo vedere le impostazioni. I due schermi si possono accendere e spegnere in modo separato e la loro gestione, assieme a quella del mirino, è tutta impostabile con una levetta ed un pulsante senza dover passare dal menu, comodissimo! La strana sporgenza sul frontale, all'innesto delle ottiche, serve perchè Sigma all'epoca usava l'attacco SA per le reflex e lo mantenne anche su queste SD Quattro, all'interno si trova un filtro IR/UV cut removibile per poter pulire il sensore ma, di fatto, permettendo di convertire la Sigma SD Quattro in full spectrum in pochi secondi.
Tra le due ghiere c'è una levetta "lock" che permette di bloccare i pulsanti sul posteriore lasciando attive le ghiere e lo stretto necessario per fotografare, altra cosa che trovo di una comodità assurda! Insomma l'ergonomia di questa Sigma SD Quattro per me rasenta la perfezione, l'unica cosa che non amo è il tasto di accensione sulla sporgenza frontale e, volendo fare i pignoli, a me non interessa ma per qualcuno potrebbe essere un limite, la presenza si un solo slot SD.
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E' arrivato il momento di entrare nella tana del bianconiglio e parlare del sensore Foveon Quattro che equipaggia questa fotocamera, Foveon presentò il suo primo sensore ad inizio degli anni 2000 ma dal 2008 è diventata proprietà di Sigma che quindi ha l'esclusiva su questi sensori, per altro è di pochi giorni fa che, dopo anni di preoccupanti silenzi, pare Sigma sia riuscita a superare alcune difficoltà tecniche ed ha dichiarato che sta continuando a sviluppare un sensore Foveon Full Frame che tanti appassionati stanno aspettando.
Per capire cos'ha di particolare serve una premessa, praticamente tutti i sensori, CCD o CMOS, utilizzano una matrice, la maggior parte quella Bayer, per dire al singolo fotosito quale dei tre colori primari deve catturare, in pratica il singolo fotosito cattura uno solo dei tre colori, quindi solo il 33% delle informazioni colore, ed è poi compito dell'elettronica e del processore effettuare un processo di demosaicizzazione interpolando le informazioni ed assegnando ad ogni pixel un valore RGB basato sulla combinazione dei valori di rosso, verde e blu dei fotositi vicini. Capite che l'immagine finale ha una grossa componente di interpretazione da parte del software della fotocamera, al contrario il sensore Foveon adotta un approccio completamente diverso, molto più simile all'analogico, su ogni fotosito sono accatastati tre fotodiodi che catturano ognuno dei tre colori primari, così facendo ogni fotosito ha il 100% delle informazioni colore, questo approccio ha sia vantaggi che svantaggi.
Il vantaggio principale è, senza dubbio, la qualità dell'immagine, non è solo una questione di dettagli fini e realtà dei colori come tanti evidenziano, e che comunque sono di un altro livello rispetto ai tradizionali CMOS, ma personalmente la cosa che mi ha colpito di più è la profondità delle sfumature colore che cattura. Prima di farvi assalire dalle scimmie urlatrici e correre a cercarne una continuate a leggere perchè tutta questa qualità ha il suo rovescio, anzi i suoi rovesci, della medaglia che probabilmente sono anche le sfide che Sigma sta affrontando nello sviluppo del nuovo Foveon, alcuni come la lentezza di generazione e salvataggio delle immagini sulla scheda, il consumo elevato di energia (due batterie sono il minimo sindacale, meglio averne tre) o la lentezza dell'autofocus sono probabilmente risolvibili con le nuove tecnologie, non dimentichiamoci che sono passati dieci anni, ma altri sembrano essere insiti nella tipologia del sensore, per sfruttarlo davvero ed avere la qualità di cui è capace bisogna scattare ad iso molto bassi, usare tempi di sicurezza più elevati rispetto allo standard (o il treppiedi) per evitare il rischio di micromosso, scattare nel raw proprietario x3f ed elaborare l'immagine con il software Sigma dedicato (ben fatto ma lento) e stare molto attenti ad alte luci ed in generale alla latitudine di posa, quasi come quando si scattavano dia!
Mie supposizioni a parte non so dopo più di dieci anni di sviluppo quando uscirà, se uscirà, una nuova Sigma Foveon quanto potranno essere migliorati i punti deboli di questa tecnologia, di sicuro però se guardate alla Sigma SD Quattro fatelo in modo consapevole perchè per sfruttarla ed ottenere tutta la qualità di cui è capace bisogna imparare ad usarla ed avere un approccio diverso al modo di fotografare. Se da un lato il corpo macchine ed il menu sono fatti davvero bene e mettono subito a proprio agio, dall'altro la curva di apprendimento, sia al momento dello scatto che in post produzione, per ottenere i giusti risultati è piuttosto lunga proprio perchè richiede un adattamento alle necessità di questa fotocamera che sono diverse rispetto a quello a cui siamo abituati.
A tutto questo aggiungeteci che i costi sul mercato dell'usato sono ancora piuttosto alti (700/800€ circa per il solo corpo) e che le lenti con attacco SA non sono tantissime e, a parte la catasta di quelle kit per reflex che si trovano per poche decine di euro, piuttosto costose se si cercano quelle di qualità necessarie per sfruttare il sensore Foveon di questa Sigma SD Quattro. Dimenticavo esiste anche la Sigma SD Quattro H (con sensore in formato APS-H al posto di questo APS-C) ma è piuttosto rara, e quindi ancora più costosa, e richiede lenti che coprano il formato del sensore quindi nel caso attenzione, informatevi bene.
LE TRE COSE PER CUI LA CONSIGLIO
- Gamma colori di un altro livello.
- Qualità di immagine.
- Corpo macchina eccellente.
LE TRE COSE PER CUI LA SCONSIGLIO
- Bisogna adattare il proprio modo di fotografare e postprodurre.
- Baionetta Sigma SA.
- Costo sul mercato dell'usato anche se li vale.



