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Varese

Le cose che piacciono a me

Sottotitolo "Chiedimi PERCHE' sono felice"! Volete sapere cosa hanno a che fare semi citazioni da film, una pandemia ed un venerdì pomeriggio? O forse, più semplicemente, volete fare un opera pia e leggere i deliri di un tizio sull'orlo della pazzia? Questa volta niente recensioni o opinioni ma solo pensieri a ruota libera, buona fortuna.

"Biondi capelli su un viso abbronzato, pane arrostito con burro spalmato, quando si ride ma senza un perché, ecco le cose che piacciono a me!"

Qualcuno di voi avrà colto la citazione, direttamente da "Tutti insieme appassionatamente" capolavoro assoluto datato 1965 e, se non l'avete mai visto, fatevi un favore e recuperatelo. Tutti insieme appassionatamente dicevamo, magari dico io, in questo periodo il solo pensare a questa frase fa calare la depressione. Nel pomeriggio di oggi arriva la notizia, Lombardia da lunedì di nuovo in zona rossa, e quindi spostamenti consentiti solo per giustificati motivi di lavoro, salute o necessità. Non credo serva spiegare quanto sia pesante, è una tortura per tutti, io che vivo da solo, all'idea di non poter uscire di casa e di non poter vedere nessuno, sento un peso enorme calarmi addosso.

Verso le diciassette finisco di lavorare e vado a ritirare la moto tagliandata, mentre raggiungo il concessionario su uno scooter sostitutivo mi trovo a fischiettare allegramente una canzone e mi torna alla mente una domanda che mi sono sentito fare più volte negli ultimi mesi "ma come fai ad essere così felice?", a furia di sentirmelo dire comincio a chiedermelo da solo, forse tutto quello che è successo in questo ultimo anno mi sta facendo impazzire?
Per fortuna sono arrivato in Ducati e devo mettere da parte i pensieri malsani, ritiro il mio fedele destriero e riparto verso casa, al primo semaforo mi ritrovo a fischiettare di nuovo, "ma che sei tutto scemo? Stanno per rinchiuderti di nuovo e tu fischietti?". Il pensiero però si ferma all'essere di nuovo rinchiuso, da lunedì però, metto la freccia a destra giusto in tempo prima che il semaforo diventi verde, cambio direzione e mi dirigo verso Sant'Ambrogio, oggi si può ancora!

Imboccando la strada che porta al Sacro Monte mi sale un sorriso, ho percorso decine di volte questa strada, in auto, moto, scooter, bici e persino a piedi, credo di conoscerla a memoria, eppure questa volta salgo tranquillo con la moto e mi guardo in giro, mi sembra tutto più bello del solito e, soprattutto, molto più profumato! Profumato? Sto davvero uscendo di senno? O forse è la mascherina in tasca, sotto il casco integrale non ci sta, ed al cervello mi arrivano profumi fortissimi che cambiano man mano che la strada scorre, quando alla piccola rotonda decido di tirare dritto verso il Campo dei Fiori si sente un profumo che sembra un misto tra caldarroste ed affumicato, più su, nel bosco, si può sentire il legno misto alle foglie umide è bellissimo e per un attimo mi sembra di essere un sommelier che cerca di carpire i profumi di un vino pregiato.

A furia di salire mi inerpico fino al cancello dell'osservatorio, davanti si trova una splendida terrazza naturale, giro la chiave ed il borbottio del bicilindrico Ducati lascia spazio al silenzio ed alla pace. Davanti a me il panorama più bello del mondo, penserete che sto esagerando ma non è così, nella mia vita ho viaggiato abbastanza e visto posti bellissimi ed appena si potrà di nuovo ho una lista da spuntare, eppure per me nessuno è come la mia Varese, i suoi laghi e le sue montagne, è il posto dove sono nato, cresciuto, ho studiato, mi sono innamorato, dove vivo e lavoro, è casa ed indipendentemente da cosa mi riserverà il futuro lo sarà sempre. Varese vista da quassù è indescrivibile, mi siedo ad ammirare il panorama col profumo di aria pulita nel naso, il silenzio nelle orecchie ed una bella temperatura frizzantina nella pelle, ecco le cose che piacciono a me.

 

LeCoseChePiaccionoaMe0

 

Mentre i miei occhi si riempiono di questo spettacolo cala silenziosamente un tramonto commovente, è qualcosa di speciale, non posso non immortalarlo, prendo dallo zainetto una delle mie macchine fotografiche ed inizio a scattare. La fotografia per me non è solo un modo per fissare dei ricordi, mi piace proprio fotografare perchè mi riappacifica col mondo, viviamo ad un ritmo esagerato con cento cose da fare e mille pensieri, presi da telefonate, mail e messaggi che ci fanno andare sempre di corsa e ci distraggono da quello che ci circonda, fotografare mi permette di rallentare, mentre cerco l'inquadratura che più mi piace osservo tutto quello che mi sta attorno, noto i dettagli e vedo cose che altrimenti il mio cervello non registrerebbe, ecco le cose che piacciono a me.

Pian piano cala le sera ed il freddo si fa sentire prepotente, è ora di tornare a casa, inizio la vestizione con quei gesti ripetuti sempre esattamente nella stessa sequenza, come un rito, mi stringo nella giacca di pelle, infilo il casco allacciandolo stretto e ruotando la testa per farlo assestare col collo alto della giacca, poi i guanti, prima il sinistro e poi il destro, giro la chiave e l'occhione tondo del Monster illumina la strada davanti a me ed infine premo il pulsante ed il motore inizia a borbottare. Scendo piano e con cautela, è quasi buio, l'asfalto è dissestato e la sabbia sparsa contro il ghiaccio lo rende infido per chi viaggia su due ruote.
Quando guidi la moto percepisci tutto, le minime asperità dell'asfalto, la tenuta della gomma, la temperatura dell'aria... e non posso non notare quanto sia dannatamente bassa, il freddo riesce ad attraversare gli indumenti in pelle e si fa sentire tagliente, ma non mi spaventa, ci sono abituato e mi fa sentire vivo.

Superata la rotonda che porta al Sacro Monte l'asfalto migliora, le curve si allargano e davanti a me non c'è nessuno, è il momento, il polso destro si piega, il ruggito del motore lacera il silenzio e la strada inizia a scorre veloce, amo guidare la moto perchè riesce a svuotarmi il cervello, spariscono le cose da fare, i problemi e persino la pandemia pare lontana, è come se i pensieri non riuscissero ad andare alla tua velocità, nel cervello c'è spazio solo per percepire ogni possibile pericolo e per prepararsi alla prossima curva. La curva, quando arriva è come una danza, due dita della mano destra si aggrappano al freno, quelle della sinistra giocano con la frizione, dallo stesso lato il piede scala furioso le marce mentre l'altro controlla il freno posteriore, la mano ed il piede interno si puntano su manopola e pedana spingendo per far scendere la moto in piega mentre il sedere scivola fuori dalla sella, avviene tutto in un attimo, è tutto istintivo, non c'è tempo per pensare, è già ora di raddrizzare, aprire il gas e lanciarsi verso la curva successiva, ecco le cose che piacciono a me.

Arrivato allo stop di Sant'Ambrogio si torna al traffico, calmo la moto ed i pensieri ansimando mi raggiungono, mi tornano in testa le cose da fare, devo cucinare, lavare i piatti, pulire i mobili nuovi della camera, fare la lavatrice, togliere finalmente i vestiti da scatole e valigie, una lista infinita, ma ci penseremo domani, dopo cena mi metterò sul divano ad ascoltare musica mentre accarezzo il gatto che sdraiato su di me mi riempirà di fusa. Divano, musica e gatto mi grattano via la stanchezza, sono come una coccola per se stessi, ecco le cose che piacciono a me.

Parcheggiando nel box credo di ricordare qualcuno che una volta ha detto che la vita è come un mazzo di carte, ogni giorno ne scartiamo una, può capitare una carta più o meno bella o più o meno brutta, il problema è che non si può tornare indietro e nessuno di noi sa quante carte compongono il proprio mazzo, ogni giorno potrebbe essere l'ultima. Le carte bellissime e quelle bruttissime capitano e non possiamo farci molto, ma tutte quelle nel mezzo? Sono più brutte o più belle? Stiamo attraversando una lunga tempesta ed io ci sono dentro in pieno, posso solo sperare di uscirne in fretta ma intano bisogna affrontarla, pensare a quello che non va mi fa salire l'ansia, mi avvolge di tristezza e mi imbruttisce finendo per rovinarmi la giornata, una carta sprecata.
Mi torna in mente quando giocavo a scala quaranta con mia nonna, ho imparato che è inutile aspettare le carte migliori o un jolly che potrebbe non arrivare mai, bisogna cercare di giocare al meglio con le carte che si hanno.

Perchè allora non pensare a queste ultime tre ore passate circondato da ciò che mi piace, oppure al fatto che pur non potendo vedere nessuno posso sempre contare su una telefonata con mia madre e mia sorella, una videochiamata con amici o qualche messaggio coi colleghi che, dopo tanti anni, sono come una seconda famiglia. E come dimenticare che dopo pochi mesi dalla rivoluzione avvenuta nella mia vita sto scrivendo da una casa mia in cui sto benissimo.
E basta poco per farmi tornare a fischiettare e canticchiare mentre dentro di me cresce una sensazione di gioia, e mi spunta un sorriso, che medicina contagiosa il sorriso, quando incroci qualcuno, gli sorridi e lui contraccambia, è come una dose di felicità endovena.

Guardo l'orologio, si è fatto tardi, il divano e, soprattutto, la micia mi aspettano ed io credo di aver oramai perso il filo del discorso o forse ho solo girato attorno al concetto espresso così semplicemente nella canzone del film ed a questo punto so come faccio ad essere così felice nonostante tutto...

"Se son triste, infelice, e non so il perché, io penso alle cose che amo di più e torna il seren per me"

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Classe '78, Varesino e Ducatista.

Appassionato di motori, fotografia, tecnologia, Lego, videogiochi, fumetti, film, serie tv...

Nostalgico degli ineguagliabili anni 80.

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