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Indianapolis

La mia Indianapolis 500

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Sono stato ad Indianapolis a vedere dal vivo la mitica Indy 500, un esperienza incredibile e la realizzazione di un sogno. Provo a raccontarvi a caldo un pò delle emozioni vissute e qualche considerazione su quanto vissuto durante la permanenza negli States, nei prossimi giorni gallerie fotografiche ed un racconto un pò più dettagliato delle varie giornati. Ora però partiamo dall'inizio...

Siamo circa alla fine degli anni 80 quando a casa mia arriva un dischetto da 720kb con all'interno un gioco di corse, Indianapolis 500 The Simulation, un gioco che ha influenzato la mia vita. Io ed il mio amico impazzimmo letteralmente per quel giochino pixelloso passando interi pomeriggi a testare assetti, cercare vittorie e tentare record e tutto questo piantò il seme del mio amore per la Indy 500, dapprima leggendo gli articoli su Autosprint, poi, dal 1992 grazie a Telemontecarlo, non mancando nemmeno un appuntamento in tv con la mitica corsa e sognando, un giorno lontano, di andarla a vedere dal vivo.
Fast Forward, siamo agli inizi del 2018, sto pensando a cosa organizzarmi come "autoregalo" per i miei 40 anni, quando nel mio feed del sito Formula Passion appare un articolo con un titolo inequivocabile "Passion Day 2018: vieni a Indianapolis per la ‘Indy 500’" balzo sulla sedia, sgrano gli occhi ed inizio a leggere mentre sul volto mi si stampa un sorriso ebete che noteranno a breve anche i miei colleghi! Non mi ci vuole molto a decidere, compilo il modulo e non resta che attendere il giorno della partenza.

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Sono passati pochi mesi dal giorno in cui quell'articolo capitò sotto i miei occhi quasi per caso, come al solito le cose belle durano un attimo e finiscono troppo in fretta, oramai l'esperienza ad Indianapolis è già in archivio ma, una volta tornato a casa, restano vivide nella mia mente ogni singola esperienza ed ogni minuto passato nella capitale dell'Indiana. Parto dai ringraziamenti, innanzitutto a Formula Passion per aver avuto questa idea ed averla organizzata ottimamente, un grazie di cuore anche alle due persone del loro staff, Alberto e Marco, che ci hanno accompagnati facendo di tutto per venire incontro alle nostre esigenze. Meritano un abbraccio, uno per uno, anche tutti i compagni di viaggio, senza di loro non sarebbe stata la stessa cosa, immaginavo di trovare degli appassionati ma mai avrei pensato di trovare così tanta compentenza, passione e simpatia. Le chiacchere su auto e moto, gli aneddoti e le battute tra di noi non sono state un contorno ma bensì una parte fondamentale per completare un esperienza unica ed indimenticabile. Infine un grazie sentito all'Ing. Dallara ed a tutto il suo staff, dare un contributo all'organizzazione è un conto, loro invece ci hanno coccolato e fatto sentire in famiglia per tutto il tempo, persone squisite oltre a grandi professionisti, assurdo come in Italia in pochi conoscano Dallara, la sua storia e soprattutto quanto sia presente e quanto vinca in tutto il mondo ogni domenica.

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Lo so, to rimandando all'infinito quello che avevo promesso ad inizio articolo ma raccontare tutte le emozioni provate è talmente complicato da non saper nemmeno da che parte iniziare, per aiutarmi nell'impresa vi propongo un pò di "top e flop" del viaggio che funzionano sempre!

I TOP:

  • DALLARA: l'ho già scritto nei ringraziamenti me è ampiamente meritato, la visita dell'azienda ha mostrato come l'Italia possa ancora fare la voce grossa in tutto il mondo, non solo producendo auto da corsa vincenti in modo professionale, ma anche mettendo in piedi un sistema per insegnare ai giovani studenti le arti necessarie per fare questo lavoro al meglio. A tutto questo vanno aggiunti una gentilezza ed una disponibilità fuori dal comune, vi basti sapere che l'ad ci ha dedicato il suo prezioso tempo durante tutta la visita all'azienda e poi, nei giorni successivi, in sessioni di chiacchere ed aneddoti sulle corse! E poi mi hanno permesso di incontrare il mio idolo Mario Andretti e scusate se è poco!
  • IL PRIMO GIRO: quando la pace car ha lasciato liberi i mostri, e vale sia per le auto che per i piloti, di scatenare tutta la loro potenza e bravura, una cosa da vivere ed impossibile da spiegare. Vederli e sentirli arrivare è stato qualcosa di incredibile, per un attimo non sono riuscito a respirare ed il mio cuore ha perso qualche colpo, ancora adesso, ripensandoci mi sale l'adrenalina e la mia bocca si apre in un sorriso tanto ampio da farmi sembrare il Joker di Batman.
  • LA BRICKYARD: è la striscia di mattoni presente sulla linea del traguardo, rappresenta la pavimentazione originale del circuito e, non essendo stata coperta dall'asfalto, è stata calpestata da 102 anni da campioni ed auto indimenticabili che hanno fatto la storia della Indy 500, ma anche da Nascar, F1, Motogp... poter entrare in pista, calpestarla, toccarla e baciarla è un emozione che non si può spiegare e che solo un appassionato può capire, in quei momenti avevo gli occhi lucidi ed ora, pensandoci, mi viene ancora un pò di magone.

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I FLOP:

  • I TAXI: siamo abituati a vederli sempre pronti e perfetti nelle serie tv e nei film ed invece la realtà è ben diversa, sporchi, puzzolenti, non arrivano mai, fanno sempre una strada diversa e le tariffe sono una vera e propria giungla. Passi il prezzo maggiornato il giorno della gara, ma nelle altre giornate, per fare lo stesso identico tragitto, abbiamo visto tariffe che hanno spaziato dai 12 ai 44 dollari, assurdo! Lasciamo poi perdere la scena da barzelletta col tassista che non solo non capiva la strada nemmeno col navigatore, ma non riconosceva nemmeno le indicazioni per i sensi unici, ci siamo trovati noi a dovergli indicare dove andare e cosa fare! Per lo meno è stato onesto e non ha voluto essere pagato.
  • LA LENTEZZA DEL SERVIZIO: vero che noi di Milano e dintorni siamo abituati a mangiare in un amen, ma dover aspettare anche un ora dall'ordinazione all'arrivo del cibo è una tortura e funziona così dappertutto, anche per mangiare un panino. Non mi stupisce che abbiano tanto successo posti tipo Mc Donald e comprendo pure l'assurdità di ristoranti che alle 13 chiudono e non fanno più entrare nessuno, quelli entrati a quell'ora difficilmente finiranno di mangiare prima delle 14.30.
  • IL CIBO: non mi posso lamentare di quello che ho mangiato, tutto buono e gustoso, ma dopo una settimana non ne potevo più, da qualche parte esisteranno anche ristoranti che cucinano altro ma noi abbiamo incontrato solo posti dove si mangiano carne o panini con patatine, unica alternativa le insalate che però difficilmente sono senza bacon, pollo fritto o altre delizie di facile digestione. Fare le pubblicità contro il diabete ha senso, ma servirebbe anche variare un pò il tipo di cibo offerto.

Per oggi basta così, so che non ho raccontato molto della gara, ma vi basti sapere che vederla dal vivo è tutto un altro pianeta e che non c'è solo la gara, ma anche tutto il contorno merita di essere visto è vissuto. Se vi interessa saperne di più ed avere un racconto dettagliato, giorno per giorno, serve solo un pò di pazienza.

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