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Indianapolis

La mia Indianapolis 500 - Day 1

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A due settimane esatte inizio il racconto dettagliato di sette giorni che non dimenticherò mai. Il primo è anche il più difficile, giorno di viaggio per attraversare, la prima volta nella mia vita, l'oceano e metter piedi nel paese con la bandiera a stelle strisce. Si potrebbe pensare che c'è poco da raccontare ma...

Tutto inizia la mattina, molto presto, del 23/05/2018, la partenza dell'aereo DL419 da Malpensa per New York è fissata per le 9.45 ed il ritrovo al desk Delta intorno alle 7 per cui... sveglia all'alba. Ho preparato i bagagli nei due giorni precedenti e, come al mio solito, è servito molto poco per il Trolley con l'abbigliamento (anche grazie a magliette e polo regalo di Formula Passion) ed una vita per decidere cosa portare, e soprattutto cosa lasciare a casa, della mia attrezzatura fotografica. Fortunatamente non abito lontando da Malpensa e Michela si è offerta di accompagnarmi in auto, il tragitto in autostrada è un mix di emozioni contrastanti, da un lato so già che un pò mi mancheranno casa, la mia micia e soprattutto la mia ragazza, è la prima volta da quando stiamo assieme che faccio un viaggio di più giorni da solo, d'altra parte però comincia a crescere l'emozione per un viaggio a lungo sognato, metterò piede nel catino più famoso del mondo e che ca...!

Arrivati in aereoporto la saluto e infilo le porte scorrevoli con un filo di magone, cerco sul tabellone la posizione del mio checkin e, ovviamente, è dall'altra parte dell'aereoporto, così lo attraverso tutto osservando i viaggiatori che lo popolano e che, per la maggior parte, gironzolano stanchi e scuri in volto trascinandosi dietro il bagaglio, io invece ripenso alla meta del mio viaggio e mi si apre un sorriso spontaneo. Al checkin comincio a conoscere i compagni di viaggio, saremo in sedici comprese due persone dello staff che ci accompagnano e che sono appassionate tanto quanto noi. Durante le varie fasi, controlli di sicurezza, attesa, imbarco, cominciamo a scambiare qualche chiacchera ed in un attimo pare di conoscersi da una vita, la passione che ci accomuna, quella per il motosport, viene subito a galla e diventa argomento di conversazione, dall'attualità nei vari campionati fino a momenti di amarcord con episodi rimasti della memoria di pochi! (R5 a Monza vi dice niente?)

Sull'aereo accanto al mio posto però non c'è nessuno di loro, mi ritrovo una signora americana di ritorno da una vacanza in Italia e con lei scopro subito la cortesia e la simpatia di molti americani che mi accompagnerà per tutto il viaggio, parlando con il mio inglese stentato ed ascoltando lei, che cerca di venirmi incontro parlando con frasi semplici, scopro che è stata in vacanza sulle alpi alternando Italia e Svizzera e facendo un viaggio su un trenino che deduco sia quello del Bernina. Durante tutto il viaggio, soprattutto durante i molti momenti in cui ci vengono serviti spuntini, scambiamo qualche chiacchera, gli racconto cosa vado a fare negli States e la stupisco per la mia passione per le corse mentre lei mi racconta di venire da Oakland e di avere ancora un bel pò di ore di viaggio dopo l'atterraggio a New York. Devo dire che le otto ore di viaggio passano in fretta, grazie alla signora, ma anche per l'ottimo servizio Delta, oltre ai numerosi spuntini mi vengono forniti in dotazione un cuscino, una coperta, una mascherina per gli occhi e, soprattutto, un paio di auricolari per usufruire del servizio di intrattenimento a bordo, uno spettacolo, sul monitor touch davanti ai miei occhi posso scegliere tra giochi, musica, serie tv e film, anche recenti, ne approfitto e mi guardo L'ora più buia, gran film!

Arrivati a New York, dopo aver ammirato la skyline di Manhattan dall'alto, mi ritrovo coi compagni di viaggio e ripartono le conversazioni a tema motoristico e per fortuna, tocca mettersi in fila per i controlli passaporto, un odissea, più che altro per la coda lunghissima, che ci porta via quasi due ore, alla fine quando viene il mio turno finisce tutto in fretta, scansione delle impronti digitali, scansione di un occhio, controllata al passaporto e via, verso un nuovo controllo di sicurezza per imbarcarsi sul volo interno da New York ad Indianapolis.
Grazie alle lungaggini burocratiche non serve molto tempo per imbarcarsi sul piccolo Bombardier, il viaggio di due ore è decisamente meno comodo del precedente, ne approfitto per chattare un pò con chi è rimasto a casa sfruttando il wifi gratuito dell'aereo che permette di usare whatsapp e messanger di facebook, ad un certo punto, guardando fuori dal finestrino, noto una forma conosciuta, è un ovale, aguzzo la vista e scorgo anche la storica pagoda, è proprio lui, l'IMS, L'Indianapolis Motor Speedway, il cuore inizia a battermi forte anche se so che solo l'indomani riuscirò a metterci piede.

Arrivati ad Indianapolis ci accoglie un aereoporto addobbato a festa, auto da corsa ad ogni angolo e striscioni che recitano "Welcome race fans!", "Welcome to the racing capital of the world", "This is Indy, this is may" e così via, ci perdiamo ad osservare e fotografare le varie auto e sembriamo tutti dei bambini al loro primo Natale mentre scartano i regali sotto l'albero ed è davvero così, sono solo all'aereoporto e mi pare già di vivere nel paese dei balocchi!
Siamo costretti a tornare alla realtà dalle incombenze, le navette ci raccolgono e portano all'albergo, durante il viaggio mi sembra di essere immerso in un film, le strade larghissime, i camion enormi e... che caldo! Scopro che Indianapolis deve essere accanto al deserto del Nevada perchè si muore! Per fortuna arrivati in albergo veniamo subito accolti da una piacevole sorpresa, all'ingresso si trova una boccia di limonata ghiacciata su cui ci lanciamo come avvoltoi. Raggiunta la camera apro i bagagli, mi faccio una doccia e crollo nel mondo dei sogni fatti di auto che sfrecciano su un ovale...

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