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La mia Indianapolis 500 - Day 2

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Secondo giorno negli States, giovedì, tra jet lag, letto vuoto senza nessuno da abbracciare e adrenalina a palla la sveglia è totalmente inutile, mi preparo, mando qualche messaggio e poi colazione. Oggi è il 24 maggio 2018, il giorno in cui finalmente varcherò i cancelli dell'Indianpolis Motor Speedway, ma prima...

Prima abbiamo appuntamento in Dallara, l'azienda italiana che costruisce i telai delle auto che corrono ad Indianapolis, che ha sede in un moderno edificio sulla main street, la strada che porta dritta al circuito. Ad accoglierci l'Ing. Dallara in persona assieme ai due AD Andrea Pontremoli e Stefano De Ponti, della gentilezza e cortesia di tutto lo staff ho già parlato altrove quindi passo alla visita che inizia in una piccola sala in cui viene proiettato un video di presentazione dell'azienda. Usciti dalla sala facciamo un percorso che viene utilizzato per appassionare gli studenti americani all'ingegneria, il nostro accompagnatore di lusso ci illustra tutti gli aspetti che governano un auto da corsa, dall'aereodinamica studiata in galleria del vento passando per i vari materiali con cui vengono costruiti monoscocche, corpo vettura ed appendici aereodinamiche, fino alle leggi che regolano le sospensioni, i trasferimenti di carico e via dicendo. Da appassionato conoscevo già parte dei concetti ma la lezione è stata quandomai interessante anche per la capacità di esporre concetti complicati in modo semplice e chiaro.

La visita in Dallara, dopo aver ricevuto qualche gadget, prosegue nello stabilimento dove vengono costruite le auto ed i vari pezzi di ricambio, a parte la goduria vera e propria nel poter vedere da vicino come lavora una delle aziende italiane più attive e più vincenti nel motorsport mondiale, sono rimasto affascinato dal perfetto mix che si respira negli stabilimenti. Dallara mi ha dato l'impressione di essere un perfetto incrocio tra un azienda all'avanguardia dove tutto è pulito, in ordine e gestito secondo criteri ben precisi e l'officina artigianale di una volta dove ognuno poteva dare il suo contributo e si respirava quella passione per i motori che in molti ambiti delle corse moderne è quasi sparito a favore degli affari e dei verdoni.

Concludiamo il tour in tarda mattinata visionando la sala del simulatore e, per chi vuole, facendo un giro dell'isolato su una Dallara biposto con tanto di luci e targa, un specie di Formula Indy Light che gira, a buona velocità, sulle strade aperte al pubblico in mezzo alle altre auto tra semafori ed attraversamenti pedonali, tre me e me penso "ho davvero trovato l'America!".
Io con un piccolo gruppetto ci incarichiamo di sbrigare un incombenza burocratica, ritirare pass e biglietti per accedere all'Indianapolis Motor Speedway (per comodità prossimamente scriverò solo IMS), percorriamo a piedi tutta la main street e dopo aver incrociato una riproduzione enorme della parte alta del trofeo Borg Warner, finalmente vediamo apparire l'IMS in tutto il suo splendore, da un lato l'enorme stemma in una rotonda, dall'altro la palazzina che funge da biglietteria e centro accrediti ed in mezzo i cancelli di ingresso su cui svetta una scritta inequivocabile "Indianapolis Motor Speedway" a cui fanno da sfondo le gigantesche tribune. Mi fermo un attimo ad ammirare questa vista come se fosse il panorama più bello del mondo e mi rendo conto di star realizzando solo in questo momento che ci sono davvero, sto davvero per mettere piede nel tempio della velocità!

Ed invece serve ancora un pò di pazienza, dopo aver scattato una camionata di fotografie andiamo a fare un pò di coda per ritirare gli accrediti, i biglietti sono... dei biglietti, di cartoncino, enormi, ma il pass che ci permetterà di gironzolare in circuito i giorni precedenti alla gara è una chicca stupenda, una specie di grossa spilla, in metallo, con il logo della gara, un gadget che conserverò per sempre. Sbrigate le formalità è ora di concederci un pò di riposo dal caldo infernale facendo un tipico pasto americano hamburger, patatine e birra in un pub vicino al circuito, peculiarità del locale la birra servita nella bottiglia del latte con cui brinda il vincitore di Indianapolis e chi vuole, e paga, può anche portarsela a casa!

Finito il pranzo, dopo aver affrontato l'ennesimo traumatico passaggio dall'aria condizionata a bomba di un qualsiasi interno al caldo sahariano all'aperto, ci rechiamo all'IMS Museum, il piccolo museo all'interno del circuito dedicato interamente alla 500 Miglia. La struttura è semplice, 4-5 sale stipate di autovetture che hanno fatto la storia della corsa, da quel che ho capito l'esposizione cambia ciclicamente, ad esempio in questo caso una delle sale era dedicata alla dinastia degli Unser, 9 vittorie in tre generazioni di piloti! Anche in questo caso è difficile spiegare sensazioni ed emozioni, mi fermo un attimo e mi guardo attorno rischiando un overdose, non so da che parte iniziare, riconosco auto che ho visto vincere in tv, ma anche altre storiche conosciute su riviste e siti studiando la storia della 500 miglia, è incredibile, si respirano storia e leggenda di una corsa che grazie al contributo di queste auto e dei sui piloti è diventata una delle più iconiche, per me solo la 24 ore di Le Mans è paragonabile per fascino e leggenda.

Ad un certo punto dobbiamo necessariamente staccarci da tutto questo e dopo aver acquistato qualche souvenir proviamo a dirigerci verso i box ed il rettilineo di partenza, con un pizzico di sopresa scopriamo non solo di poterci arrivare tranquillamente, nonostante il circuito aprirà ufficialmente solo il giorno successivo, ma anche di poter accedere alla zona box dove i meccanici stanno lavorando sulle auto in bella vista, solo un nastro ci separa da questi bellissimi mostri di velocità. Dopo un ennesima vagonata di foto ci affacciamo alla pitlane e... entriamo, senza problemi, saliamo sul podio per un pò di foto ricordo e poi ci avventuriamo direttamente sulla pista, proprio sulla linea del traguardo dove è rimasta una striscia di mattoni della pavimentazione originale del circuito, la famosissima Brickyard! 102 anni di storia, immaginate quante auto e piloti sono passati sopra a questi mattoni, quanti trionfi e quante sconfitte, vado in trance, non capisco più nulla, la fotografo, mi faccio fotografare mentra la indico, la tocco ed infine nel recente rituale dei vincitori la bacio... ci manca poco che non mi parte un embolo! Sono talmente in aria che neanche mi accorgo che a poca distanza stanno intervistando Scott Dixon, il mio pilota preferito in gara, tre volte vincitore del campionato e trionfatore qui nel 2008, aspetto il mio turno e poi vado a salutarlo facendomi fare qualche foto. Prima di uscire mi guardo attorno a lungo, oggi è giornata di panorami indimenticabili, sono in mezzo al rettilineo di partenza dell'IMS, ammiro la curva 4 da un lato e la 1 dall'altro, la pagoda, la torre che indica le posizioni dei piloti e le immense tribune, se sto sognando non svegliatemi, mai più!

Ma non sto sognando e la giornata volge al termine, è ora di tornare in Hotel, mangiare qualcosa, levarsi da dosso il caldo di giornata con una bella doccia ed andare a dormire sorridendo come un deficiente, domani le Indy girano in pista e mentre provo ad addormentarmi vorrei fosse già mattina...

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